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Incontro con Sandra Lonardo Mastella

di Emilio Fabozzi
E’ dal 21 ottobre 2009 che Sandra Lonardo Mastella, in seguito alla seconda tranche dell’inchiesta per corruzione condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, non può dimorare in Campania. L’abbiamo raggiunta per parlare con lei delle sue vicende e delle prospettive future. Nella seconda parte, per la rubrica dell’intervista doppia (in cui ogni mese ospitiamo un esponente politico ed uno della società civile), abbiamo incontrato Tullia Bartolini, scrittrice sannita. Ne è uscito un bel confronto.
Presidente Lonardo, da diversi mesi è tenuta lontana dalla sua terra. Come vive questa situazione? “Sono provata ma anche serena, determinata. Di fatto, sto scontando una pena preventiva, prima ancora di un processo. Sono stata condannata prima del giudizio. Ma lo sa che cosa mi fa davvero male? Non sapere nemmeno di che cosa mi si accusa. In questa inchiesta non c’è una sola imputazione specifica nei miei riguardi. Una situazione kafkiana… Comunque sia, continuo ad avere grande rispetto e fiducia nella Magistratura. Attendo con ansia che si celebri al più presto il processo, per poter dimostrare, davanti ai giudici, prove alla mano, che sono vittima di una serie incredibile di millanterie e di calunnie. Ci vorrà del tempo, ma la vera verità verrà fuori. Del resto, chi mi conosce, sa chi sono. I miei concittadini sanno come mi sono sempre comportata. Io sono una persona per bene”.
Prima che lei decidesse di impegnarsi in prima persona in politica si disse che le fortune di suo marito fossero in parte dovute proprio al suo supporto “dietro le quinte”. Successivamente, quando poi iniziò a fare politica attivamente, si è sostenuto che gran parte dei problemi seguenti fossero a lei imputabili. Cosa c’è di vero in queste due supposizioni? “Lo sa qual è la verità? Io mi sono sempre presentata come Sandra Mastella. Siamo una famiglia vera, con solidi valori. Forse diamo fastidio per questo nostro essere: due persone con le stesse passioni, gli stessi ideali, che hanno sempre fatto politica per la gente e tra la gente, in maniera schietta, trasparente. Noi non ci siamo mai nascosti, a differenza di tante altre coppie della politica. Perché non prova a fare un’inchiesta giornalistica su questo argomento? Ho sempre dato l’anima per la mia terra, per Benevento, per il Sannio. Ho lavorato nella Croce Rossa, nel volontariato, ho promosso grandi eventi culturali, come il Festival internazionale di Benevento, Quattro Notti e più di luna piena, una manifestazione apprezzata da tutti, studiata, presa a modello in ben cinque Università italiane. Poi sono stata eletta presidente del Consiglio regionale, dove credo di aver dimostrato che cosa una donna può fare e sa fare. Appena arrivata, ho firmato il Protocollo di legalità; sono stata io ad applicare, per la prima volta, le norme della Bassanini, separando nettamente il ruolo di indirizzo e di programmazione che spetta al politico da quello di gestione, che spetta ai dirigenti ed ai funzionari della pubblica amministrazione. Io ho mandato via ditte in odor di camorra. Ho imposto il rispetto delle regole. Ho cercato davvero di tagliare le spese, riducendo del trenta per cento le consulenze. Ho rovesciato tavoli e cambiato molte cattive abitudini. Ne ho ricevute di minacce per questo... Qualcuno si ricorderà dell’incidente in autostrada, con la mia auto andata a fuoco. Un episodio sul quale non so se si è indagato a fondo”.
Ha letto il libro “La casta”, cosa ne pensa? “So per certo che alcuni episodi sono assolutamente fuorvianti, lacunosi, per nulla documentati. È giusto denunciare, ma non è giusto censurare la verità. Un esempio? Nel libro si omette di ricordare che, proprio grazie alle mie denunce, ‘finalmente’ si è posto fine allo spreco ed è stata ‘finalmente’ chiusa la sede di rappresentanza della Regione Campania a New York, che ci costava centinaia di migliaia di euro l’anno, che non era funzionale, che, addirittura, era stata sistemata all’interno di un noto negozio di abbigliamento”.
Si sente parte della casta? “Ci sono ben altre caste… Verranno fuori. Stanno già venendo fuori. Io non mi sento una privilegiata. Nella mia vita ho affrontato tante difficoltà e veri sacrifici. Ho vissuto anche da emigrante negli Stati Uniti e so che cosa vuol dire lavorare, impegnarsi per migliorare, per crescere, per aiutare a crescere un’intera comunità. Niente ci viene regalato”.
Pensa sia giusto che la politica scelga sulla base di appartenenza partitica i medici che ci dovranno curare? Non crede che questa sia una stortura del sistema, che non premia la qualità ma la tessera? “La politica deve assumersi le sue responsabilità, la responsabilità di fare le scelte migliori, quelle che davvero servono, quelle che tengono conto da un lato delle capacità, dei meriti, dall’altro delle reali esigenze dei cittadini. Se per raggiungere questi risultati bisogna cambiare e migliorare le regole, facciamolo. Insieme. Senza ipocrisie. Discutiamone e troviamo la migliore soluzione. Ma è insopportabile dover ascoltare lezioni di (falso) moralismo da chi pratica sistematicamente la doppia e tripla morale”.
Se potesse tornare indietro cosa non rifarebbe? “Lo sa cosa ho risposto una volta ad una sua collega che mi ha fatto la stessa domanda? Le ho detto: ‘Se tornassi indietro, forse proverei ad essere meno onesta e perbene. A volte paga di più’. Ma il mio era solo uno sfogo. Io resto quel che sono. In coscienza, non posso rimproverarmi nulla. Rifarei tutto quel che ho fatto”.
Cosa si dirà tra 20 anni della vicenda Mastella? “Che c’è stato troppo accanimento. Lo sa cosa ha scritto il Gip di Catanzaro a proposito dell’inchiesta Why Not avviata da De Magistris? Ha scritto che era infondata la notizia di reato, che dunque Clemente Mastella non doveva nemmeno essere iscritto nel registro degli indagati. Chi ci ripagherà di questo? E qualcuno pagherà per questo?”
Ha mai pensato di smettere di fare politica? “Certe passioni uno se le porta dentro. Approfitto per dirle anche un’altra cosa. Sa perché ho scelto di accettare la candidatura? Perché io voglio essere giudicata. I magistrati facciano pure il loro lavoro, ci mancherebbe. Ma io desidero sottopormi al giudizio della mia gente. Credo di aver fatto davvero del mio meglio per restituire prestigio ad un’Istituzione come il Consiglio regionale, che per anni è rimasto schiacciato dallo strapotere della Giunta, del governo regionale. Io mi sono battuta a favore delle aree interne, contro una politica napolicentrica, dirigista, che ha penalizzato le piccole comunità dell’interno, che ancora tenta di mortificare le comunità elettoralmente più deboli”.
Benevento negli ultimi anni è stata privata di molte istituzioni che assicuravano lavoro e reddito. La Banca d’Italia, l’Enel, la Telecom. Una lunga serie di scippi che dimostrano come territorio sia poco tutelato politicamente. E’ così? “Noi abbiamo cercato di dare il nostro contributo. A Benevento è arrivata l’Università, la Scuola Carabinieri, il Conservatorio. Sarebbe arrivata certamente la Scuola di Magistratura. Allo stato, se arriva, arriverà a metà. E’ un problema di rappresentanza?”.
In Regione Campania, Benevento è poco rappresentata e “pesa” poco anche per colpa di una legge elettorale che penalizza le zone interne. Perché in molti anni non si è riusciti a invertire questa situazione? “Se va a rileggere i verbali delle sedute di Consiglio, i tantissimi miei interventi, si accorgerà che questa battaglia è stata fatta in Consiglio regionale, in questa legislatura. Purtroppo i numeri sono ancora contro di noi. Anche stavolta, Napoli eleggerà 32 consiglieri regionali e Benevento solo tre. Se i cittadini sanniti vorranno, io certo non mi darò per vinta, a partire dell’impiego dei fondi europei e dal sostegno ai piccoli Comuni. Ho combattuto cinque anni per questo. Certo è che la questione della difesa, della tutela delle aree interne della Campania oggi è all’ordine del giorno. Cinque anni fa, quando sono arrivata in Consiglio, di queste cose nemmeno si discuteva. Invito tutti a leggere le notizie di stampa riprese sul mio sito internet, www.alessandralonardo.it”.
Consigli un libro ed un film (e spieghi brevemente il perché). “Ho trovato interessante l’Ultracasta, il libro inchiesta sulle disfunzioni della macchina giudiziaria. L’ha scritto un giornalista dell’Espresso, Stefano Livadiotti, persona certo non di parte. Conoscere la realtà dei fatti è utile. E penso alle sofferenze di tantissimi cittadini comuni, vittime dei tempi troppo lunghi dei processi civili e penali. Da vedere il film di Muccino, ‘Baciami ancora’. Tante storie diverse ed un unico messaggio: la famiglia, come valore, conta ancora, più di ogni altra cosa”.
La società Luminosa vorrebbe costruire una centrale elettrica a Benevento. Secondo i dirigenti dell’azienda questo determinerebbe sviluppo per il territorio e posti di lavoro. Secondo le associazioni provocherebbe inquinamento. Lei cosa ne pensa? “E’ una questione molto delicata, che però non va affrontata in maniera ideologica. Io credo che si possa e si debba trovare la giusta misura, per salvaguardare l’ambiente, il territorio e per non rischiare di perdere un’opportunità”.
Cosa apprezza di Benevento e cosa invece no. “Non ho dubbi. Di Benevento apprezzo tutto, le persone, i luoghi. Anche i suoi limiti e difetti. Benevento me la porto nel cuore. Da sempre. Ci sono nata, ci ho vissuto. Non l’ho voluta mai abbandonare. Anche i miei figli desiderano ritornare a vivere qui. Il primo amore non si scorda mai”.
Qual è la principale differenza tra destra e sinistra? “C’è una destra che vuole fare la sinistra ed una sinistra che vuole fare la destra. Alla fine, valgono gli uomini. E le donne”.
Un genio le offre la possibilità di esaudire un desiderio, quale? “Il lavoro per la mia gente. Molte opportunità per i giovani. Se poi il genio volesse essere generoso con me, gli chiederei anche altro, una grande attenzione per le famiglie che soffrono per i loro cari ammalati e portatori di handicap. Ci vorrebbero interventi rapidi e decisi, misure straordinarie”.
Una citazione. “Quella che mi ripeteva sempre mia nonna: ‘’Dove non c’è la macchia, la polvere non si ferma’’. E aggiungeva: ‘Fa male e pensaci, fa bene e scordati…’’.
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