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La proposta, lanciata tramite web, ha riscosso subito molta attenzione
di Emi Martignetti
"Aderire a questo gruppo significa salvare la memoria delle vittime, le radici di un pensiero magico senza più incubi e credulità”. Questo è l’invito di adesione al gruppo di Facebook “Fontana delle Streghe a Benevento”. La sua fondatrice, la giornalista Danila De Lucia, ha dato vita sul web ad un’idea di Rito Martignetti, studioso di storia locale. La proposta agli amministratori è quella di dedicare alle “streghe” la fontana già prevista nella prossima ristrutturazione di piazza Vittoria Colonna, davanti alla stazione centrale, all’ingresso della città. Quest’ultima potrebbe rappresentare l’inizio di un possibile percorso all’interno del Parco letterario, presente nel programma di mandato del sindaco Fausto Pepe. Nella descrizione del gruppo vi è un breve ed interessante excursus sull’antica tradizione ‘magica’ della città:
“In epoca precristiana Benevento era sede di un culto alla dea Iside, ridotta dal mondo cristiano a maga, «divinità di una religione alternativa: la strega» (Elio Galasso). Dopo la citazione di Bernardino da Siena in una sua predica del 1427, Benevento si assicura la continuità magica tra l’albero sacro dei Longobardi ed il Noce del Sabba, sradicato da S. Barbato, in virtù delle opere di Pietro Piperno, protomedico del Seicento, «fonte eccezionale di pubblicità» (Paolo Portone). La mitezza dell’inquisizione locale, già messa in dubbio dal criminologo Abele De Blasio che citava circa 200 carteggi processuali bruciati prima dell’arrivo delle truppe garibaldine, è stata smentita dalla studiosa Pinuccia Di Gesaro, la quale ha scoperto un rogo a Benevento acceso nel 1506 e costato la vita a tre donne”.
Non può una storia tanto lunga ed intensa non essere ricordata. Per farlo ci possono essere tantissimi modi. Come sosteneva Eileen Power: “È un errore grandissimo pensare che la storia debba consistere necessariamente in qualcosa di scritto: può consistere benissimo in qualcosa di costruito, e chiese, case, ponti, anfiteatri possono raccontare le loro vicende con la chiarezza di un libro stampato, se si hanno occhi per vedere”.
È per questo che l’idea trova accoglimento tra gli amici di facebook che hanno aderito al gruppo (oltre 1.500, in continuo aumento), i quali si dimostrano entusiasti del progetto, partecipando ai dibattiti proposti dagli amministratori della pagina e riconoscendo l’importante ruolo che svolge il tema delle streghe per la città. C’è chi, come Giorgio Manzi, esprime timore per la realizzazione della fontana e critiche alle precedenti opere: “Ok per la Fontana delle Streghe (ma figuratevi se l'Arcivescovado lo permetterà). Io la farei al posto di quell'obbrobrio dedicato a Padre Pio sulla rotonda prima di entrare in città”; chi ancora, come Alessandro Servodidio, esprime il suo amore per Benevento: “Ho vissuto vent'anni, a Benevento, ed è vero, è una città che affascina, soprattutto in certe giornate di nebbia i vicoletti del suo centro storico emanano un senso diffuso di mistero e di arcano”. Ma tra le tracce di streghette e stregoni sulla pagina si apre un confronto su un sondaggio: “Immaginando che il Comune abbia accettato la richiesta di questo gruppo, vorreste che la fontana fosse realizzata: 1) secondo il progetto Mistrangelo-Pascarella del 1948 (riprodotto nella foto a fianco); 2) creando un concorso internazionale di idee che coinvolga giovani artisti; 3) affidando l'incarico a Mimmo Paladino; 4) riproducendo la scultura di Pericle Fazzini "La danza delle Streghe intorno al Noce di Benevento" (1949) donata dalla famiglia Alberti al Museo del Sannio; 5) altro (da specificare).” Ed ecco che il dialogo diviene ancora più vivo. Tante sono le proposte: è evidente, dunque, una partecipazione attiva di tantissimi cittadini che dimostrano di non dormire, di poter risvegliare questa città rimasta un po’ troppo assopita, dove il torpore della sua bellezza non sta bene più a chi la ama! Per i meno amanti del web, c’è comunque modo di venire a conoscenza dello sviluppo della vicenda grazie alla spazio ad essa dedicato dal “Messaggio d’Oggi”. Finirà al rogo anche questa proposta?
Dove si erigeva il noce? A questa domanda posta sulla pagina del gruppo, così risponde Rito Martignetti: “In luogo controverso, sottolineava don Giovanni Giordano, il ‘Benedicti chronicon’ lo indicava sul monte S. Felice (noto come Gran Potenza); il governatore Stefano Borgia a Piano Cappelle; altri studiosi in prossimità del Castello del Perrillo o verso Pietrelcina, secondo un documento del 1273. Dal Piperno al Pacichelli, dallo Zunica al de Nicastro, il Noce si trovava a due miglia a sud-est di Benevento, nella piana di S. Colomba, che si allunga sino allo stretto di Barba ed è limitata dalla riva sinistra del fiume ‘Sabbato’. L’albero magico, come descrive il protomedico del Seicento Pietro Piperno nel suo ‘De Nuce Maga Beneventana’, si ergeva al confine del fondo del patrizio Francesco di Gennaro, dove erano state collocate una lapide e una chiesa a ricordo dello sradicamento ad opera di S. Barbato, nel VII secolo. Da antiche carte dei Gesuiti, lo storico Giordano ha ritenuto di individuare al ‘Massarione’, al limite delle contrade S. Colomba – Maccabei, il luogo della leggenda. Ma forse la soluzione è nelle parole del Piperno: «…siamo sebbene indotti a credere che in più luoghi di questo territorio pullulasse la superstizione di tali maledetti nidi di streghe…»”.
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