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La fotografia benevetana nasce grazie a loro. Ancora oggi, però, non è stato creato uno spazio per dare un’adeguata sistemazione pubblica al prezioso archivio storico che la famiglia custodisce gelosamente
di Alessandro Caporaso
Il 26 aprile 2005 muore l’ultimo erede della famiglia Intorcia, lasciando così un enorme vuoto nella tradizione fotografica beneventana. Per ricordarlo l’8 giugno del 2006 venne inaugurata una mostra nelle sale espositive della Rocca dei Rettori: “Cento scatti: gli Intorcia e la fotografia” resa possibile dalla disponibilità della vedova Maria Rosaria Del Pozzo e curata da Ferdinando Creta, l’allora consulente scientifico delle biblio-mediateca provinciale. Ancora oggi, però, a cinque anni dalla morte dell’ultimo erede della fotografia benevantana, non si è data un’adeguata sistemazione all’archivio Intorcia che la famiglia custodisce gelosamente e che vorrebbe mettere a disposizione della città. Fino ad ora, sono duemilasettecento i negativi recuperati, che potrebbero essere messi a disposizione di studiosi ed appassionati di fotografia.
Per tre generazioni, i figli maschi si sono tramandati sia il nome di battesimo, Luigi, che le tecniche ed i segreti della fotografia. Tre fotografi, appartenenti alla stessa famiglia, che hanno esercitato la passione fotografica per un intero secolo; conoscitori del territorio beneventano, con il loro lavoro hanno segnato profondamente la cultura del Sannio. Con Luigi Intorcia I nacque il primo studio fotografico cittadino, sito in via Giuseppe Verdi n. 17. Conseguito il diploma presso l’Accademia delle Belle Arti in Napoli e la specializzazione quale pittore figurativo, Luigi I si dedicò alla fotografia, meritando poi grande stima fino a divenire, come riportato dal settimanale “La Provincia”, nell’edizione del 24 aprile del 1908 il “più noto e popolare fotografo delle nostre province”. Luigi Intorcia II, nato a Benevento il 27 dicembre 1904, intraprendendo l’attività di fotografo nello studio paterno, si espresse ai livelli massimi come fotografo di scena, grazie alla sua formazione presso Cinecittà e come valido operatore, successivamente, dell’istituto Luce. Con lui lo studio si trasferì nel 1925 in via Posillipo.
La perfezione tecnica, Luigi Intorcia II, l’aveva appresa frequentando, nel 1938, l’Istituto Luce presso Cinecittà, classificandosi alla fine del percorso di studi, al primo posto nella graduatoria finale. Infine va ricordato Luigi Intorcia III, continuatore dignitosissimo della famiglia. Con lui la generazione degli Intorcia scompare. Egli, però, a differenza dei suoi predecessori si trova a dover operare in un mutato scenario socio-culturale dove prevale il boom della fotografia amatoriale e dove l’interesse per la fotografia artistica è ormai marginale. Anche gli avvenimenti importanti diminuiscono, ma ne restano pochi, come alcune edizioni del Carnevale, il concorso ippico nazionale, le rappresentazioni liriche al Teatro Romano, dove però è presente con un’impronta del tutto personale, non più intesa come risposta alla committenza, ma come autonoma istanza di scelta artistica. Seppur impegnato nel ruolo di giudice di pace dal 1995, usa la fotografia come mezzo divulgativo dell’arte, rappresentando un punto di riferimento per colleghi e fotoamatori, i quali hanno saputo attingere consigli e suggerimenti per la passione di una vita: la fotografia.
Gli Intorcia rappresentano un’evoluzione continua e stabile e del mezzo fotografico, della ritrattistica e della paesaggistica, contornata da avvenimenti quali l’arrivo in città del re Vittorio Emanuele III, del Principe Umberto di Savoia ed ancora dei vari gerarchi fascisti, del capo delle SS Heinrich Himmler, oltre ai vari politici e al Presidente della Repubblica Luigi Einaudi (giunto per inaugurare la Fiera Campionaria del 1949) o da avvenimenti catastrofici, quali i bombardamenti alleati nell’estate del 1943, durante la II Guerra Mondiale, e l’alluvione della città di Benevento per lo straripamento del fiume Calore del 2 ottobre del 1949. Questi fotografi, hanno svolto un ruolo di storici della città e della provincia riportando scrupolosamente, con metodi differenti, i cambiamenti dovuti anche all’enfasi fascista, di una città quale Benevento, che annovera tra i suoi annali una storia più lunga di quella di Roma. Elemento forte per la loro crescita professionale è stato il confronto con le grandi ditte di fotografi operanti sul suolo partenopeo che vanno dai Brogi agli Anderson, dagli Alinari ai Villani, fino ai Sommer. E se queste ditte, se questi fotografi hanno idealizzato il fare fotografia, ovvero hanno stabilito determinate leggi su come si riprenda un dato monumento, su come si colga una veduta, o su quale posizione debba assumere un persona da ritrarre, gli Intorcia, pur partendo da questa stabile posizione fotografica, riescono ad andare oltre, superando determinate “regole” e sottolineando con i loro scatti il diverso modo di sentire, di approcciare il territorio della cultura fotografica.
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