Piazza Piano di Corte e le invasioni barbariche dei week end PDF Stampa E-mail
Notizie - Attualità
Giovedì 02 Febbraio 2012 09:08

Schiamazzi, risse e sporcizia stanno svilendo il centro storico di Benevento. Incontriamo residenti, gestori dei locali e ragazzi della famigerata movida. Ecco cosa ci hanno detto

 

di Ugo Iannotti e Serena Iele

 

Chissà cos'avrebbero detto gli antichi Principi Longobardi, nel veder così conciata la piazza che incorniciava la loro Sacratissima Corte, sede della Curia prima e di Duchi e Longobardi poi, già sopravvissuta alle devastazioni e già rigenerata. Proprio quando il cittadino Beneventano sembra aver raggiunto un'adeguata coscienza sociale, tesa alla tutela ed alla valorizzazione della propria città, ecco che spunta nel cuore del centro storico un'oasi “sprotetta”, abbandonata al suo destino, violentata da schiamazzi notturni, rifiuti organici e non, auto in sosta come un puzzle mal riuscito, locali da spaccio alcolico aperti ben oltre l'orario consentito e festini che si protraggono fino all'alba. In uno scenario da far-west, i cittadini che vi risiedono, costretti a subire questo scempio, sono a dir poco stremati, come in fondo sarebbe qualsiasi essere civile di fronte a tale degrado. E non si tratta (soltanto) di degrado morale, quanto piuttosto di degrado materiale, che è quello in cui versa Piazza Piano di Corte da un anno o poco più. Il problema però, ancor più grave di quello strettamente materiale, riguarda il senso di frustrazione e di impossibilità degli abitanti della piazza, i quali, nonostante le notti insonni in piena settimana lavorativa, auto danneggiate, portoni imbrattati di qualsiasi sostanza (quando non presidiati da sit-in di alcolizzati in erba), non sembrano essere ascoltati, sia dalle autorità, sia dalle forze dell'ordine. E' quanto emerge dalle voci del Comitato di quartiere del centro storico di Benevento, che quotidianamente registra cronache avvilenti, ed è quanto è emerso dal nostro incontro con alcuni residenti, che ci hanno testimoniato quanto sia difficile, in questo momento, abitare in un simile girone dantesco.

 

“I disagi sono molti....in una parola: INVIVIBILITA'”, esordisce il primo, col tono giustamente esasperato e spazientito di chi si vede defraudato della propria libertà. “Si tratta di vere e proprie invasioni che nel fine settimana non consentono ai residenti di vivere in tranquillità'. Non è possibile, infatti, dormire, uscire con la propria auto, rientrare in garage, avere soccorso in caso di necessita' (autoambulanza), tornare a casa”. Una situazione critica di per sé, ma che sembra stia sfuggendo di mano alle istituzioni. Ricordiamo di recente l'ingresso difficoltoso di un'autoambulanza nella piazza, rimasta bloccata dalle auto parcheggiate per dei momenti interminabili, che sarebbero risultati fatali se le condizioni della persona soccorsa fossero state più gravi.

 

“Rientrare nella propria abitazione – prosegue un'altra residente - è forse il pericolo più' grande, in quanto ci si imbatte in giovanissimi vandali, ubriachi e drogati, che hanno fatto dei portoni delle abitazioni il loro luogo di ritrovo. Si è arrivati al punto di dover chiedere loro il permesso per potersi ritirare in casa propria, per poi, al mattino seguente, subire anche la beffa di dover pulire vomito, urina, bottiglie e bicchieri. Nel fine settimana, ma non solo, il centro si trasforma e da vanto diventa vergogna della città, abbandonato a se stesso”. Un'area di grande interesse storico e culturale lasciata deperire, le cui uniche cure sono costretti a somministrare proprio coloro che vi abitano. Di fronte a tutto questo ci chiediamo quale sia il rimedio, ma, prima ancora, per quale motivo questi cittadini siano rimasti “soli” e non tutelati in alcun modo. Qualcuno commenta sconsolato che l'ultima spiaggia consisterebbe nell'auto finanziamento, come Comitato di quartiere, di un servizio di vigilanza privato, per preservare l'ordine pubblico. Ma sulla soluzione non tutti sono d’accordo.

 

“Per rimediare a tutto questo non e' necessario pagare un servizio di vigilanza privata: a vigilare dovrebbero esserci le forze dell'ordine. E' inoltre opportuno procedere con la chiusura di quelle attività commerciali che non rispettano le regole, che richiamano un certo tipo di avventori e che, lontane dall'essere attrattiva, rappresentano una involuzione del centro storico e di tutta la città”. Queste le grida d'aiuto dalla parte dei cittadini del quartiere; abbiamo ascoltato, però, anche l'altra “campana”: i gestori dei locali e coloro che ne fruiscono. È domenica sera e piazza Piano di Corte appare desolata come mai prima d’ora, la chiusura temporanea di alcuni locali emblema della movida beneventana imposta dal Comune per il mancato rispetto delle norme sulla occupazione del suolo pubblico, ha svuotato le strade. Qualcuno ci conferma che dalla loro chiusura anche gli affari degli altri locali sono andati peggiorando. Alcuni gestori si lamentano: “La situazione è andata degenerando nel tempo a causa della totale mancanza di un corpo di vigilanza, le volanti girano a vuoto sul corso Garibaldi mentre nei vicoli quasi ogni sabato sera si assiste ad atti di vandalismo, risse e spaccio di droga”.

 

Per quanto la vendita di superalcolici sia di norma vietata ai minorenni, il sabato sera sono proprio loro i maggiori consumatori di queste bevande, e ovviamente i gestori dei locali inseguendo la logica del profitto, fanno buon viso a cattivo gioco non attenendosi alle leggi nazionali e continuando a vendere alcolici anche a persone in evidente stato di ubriachezza. Non ci si dovrebbe quindi stupire davanti al verificarsi di certi episodi, l’alcool è diventato un legante sociale, anestetizza le insicurezze, e disinibisce favorendo le relazioni. Il problema sorge nel momento in cui si varca il limite e c’è la perdita dell’autocontrollo, cosa che non capita di rado dati gli effetti della movida beneventana. Un albergatore avvilito ci racconta: “Cosa penso di quello che succede ogni week-end ? …il Texas. Vi dico solo che un nostro cliente, tornando la mattina in piazza, ha trovato il vetro della sua auto in frantumi – poi continua – tuttavia da gestore di un locale vi dico anche che la “movida” a noi fa comodo, ma è bene che queste serate siano disciplinate per il bene dei residenti, dei giovani e del centro storico, i ragazzi non riescono a capire dov’è il limite e la situazione sta diventando molto pericolosa” . Parlando con il gestore di un locale sito nell’incriminata piazza, scopriamo che sono state stabilite delle fasce orarie per cercare di disciplinare la movida “Con la liberalizzazione – ci dice - i locali possono rimanere aperti senza alcuna limitazione di orario, tuttavia, la vendita di bevande in bottiglia di vetro è stata vietata dopo le 22.00 per ragioni di sicurezza, mentre quella degli alcolici in generale è prevista fino alle 02.00. Per quanto riguarda la musica, sarà lecita fino alla mezzanotte ma sempre a volume basso per non disturbare la quiete dei residenti. Anche il parcheggio è stato regolamentato: a breve saranno disposti degli spazi appositi per le auto dei soli residenti “.

 

Queste dichiarazioni ci lasciano un po’ interdetti, il sabato sera beneventano da tempo si alimenta di eccessi, la trasgressione di questi provvedimenti è prevedibile se non ci sarà nessuno a farli rispettare e ce lo ricorda l’auto che ci sfreccia accanto nonostante il divieto di transito imposto ormai da tempo per questa zona. “Proprio sabato scorso - ci raccontano alcuni ragazzi - uno dei gestori ha parcheggiato la propria auto in Piazza Piano di Corte. Qui, con sportelli aperti e musica “a palla”, distribuiva gratuitamente decine di litri di vino come in segno di sfida, attirando di conseguenza l’acclamazione dei giovani bevitori”. Ci sono però ragazzi che considerano le limitazioni esagerate e non sono disposti a rispettarle, “Piuttosto – anche loro affermano- bisognerebbe intensificare il controllo”. Ma è veramente giusto rifugiarsi dietro la scusa della mancanza di controllo? I ragazzi hanno bisogno davvero dello sceriffo di turno per autolimitarsi? Questa realtà è abbastanza mortificante e inoltre vivere in un clima di spasmodico controllo crediamo non faccia bene a nessuno, tanto meno ai giovani che dovrebbero essere perfettamente in grado di gestirsi da soli.

 

Purtroppo il problema è molto più difficile da estirpare, ed affonda le sue radici proprio nella tipologia di serate che la città offre, ben poche sono le alternative per i giovani e tutto il desiderio di evasione e divertimento si riduce al bivacco e alla sregolatezza che ben conosciamo. Questo è il problema che molti giovani sollevano, è proprio da loro che viene la richiesta di una diversa gestione della movida anche da parte delle istituzioni. Un ragazzo rammaricato ci dice: “I giovani in questa città non vengono proprio considerati, manca qualsiasi tipo di interesse verso il loro svago, in molte altre città italiane i ragazzi possono contare su un vasto palinsesto di manifestazioni musicali, artistiche e culturali pensate apposta per loro. Qui non c’è mai stato un tentativo serio da parte delle istituzioni di coinvolgere i giovani in progetti stimolanti. È vero, non tutti sono capaci di recepire queste iniziative ma in questo momento si tratta solo di costruire delle alternative. Il problema è che si pensa ai ragazzi come una massa di inetti capaci solo di distruggere, non è così , se ci dessero l’ opportunità di dimostrare ciò che sappiamo fare forse cambierebbero idea. Valorizzare i giovani talenti in iniziative di interesse pubblico potrebbe essere anche la soluzione per migliorare l’ immagine del centro storico e della movida beneventana”.