| Tra scienza e arte… e pantaloni griffati |
|
|
|
| Notizie - Cultura | ||||||
| Giovedì 26 Gennaio 2012 17:59 | ||||||
|
Il negozio di abbigliamento IT Moda di Montesarchio ospita la mostra di Maria Laura Orlando e dello street artist Vincenzo D’Argenio. Con gli organizzatori e con gli artisti proviamo a capire la liz art…di Alessandro Paolo Lombardo
Al centro commerciale LIZ Gallery di Montesarchio, e precisamente presso il negozio di abbigliamento IT Moda, si può visitare un’insolita mostra d’arte. Le opere appese sopra gli stand appaiono come una estrosa scelta di arredamento ma esse cambiano ogni mese. La proprietaria di IT Moda Rosa Pugliese ci spiega: «Ai classici cartelloni pubblicitari, seriali, abbiamo preferito l’unicità di opere di giovani artisti locali. Le mostre sono temporanee e in tal modo l’immagine del negozio cambia ogni mese». La cosa funziona, dal punto di vista commerciale? La domanda rimbomba nei corridoi della LIZ Gallery e suona un po’ strana, il centro commerciale è quasi deserto. «Talvolta la gente entra proprio incuriosita dalle nuove esposizioni, e comunque l’idea garantisce un approccio unico con il cliente: anziché parlare solo di taglie e giro vita le mostre danno l’occasione di parlare di arte…» La signora Rosa ci convince, ha studiato. Quindi, prima di passare alle opere dello street artist Vincenzo D’Argenio e di Maria Laura Orlando, ci facciamo una chiacchierata con i promotori di questo format, Antonio Pagliafora e Maria Miele. Faccio la conoscenza di Pagliafora mentre l’amica Maria Laura mi spiega cosa le passava per la testa durante la realizzazione di un’opera: «La corda, con il suo flessuoso dispiegarsi e i suoi nodi, mi sembrava la metafora appropriata per rappresentare l’anima…». L’organizzatore della mostra interviene in maniera autorevole: «Mariala’ le opere non si spiegano, l’arte contemporanea non si spiega». Con questa pillola da bignami dell’arte Pagliafora perde un po’ della mia attenzione. Gli riconosco passione e sforzo divulgativo (è sempre presente nel negozio per parlare di arte, raccontare le mostre e il concept ad esse sotteso), ma non sopporto i dogmi. La mostra s’intitola Tra Scienza ed arte. Modi non convenzionali di virare: «Questo perché Last22 e Lallalilla (nomi d’arte dei due, ndr) non hanno una formazione propriamente artistica – spiega Pagliafora – Lui è un sociologo, lei studia Ingegneria. Entrambi operano con un approccio più proprio del mondo scientifico. Particolare è il loro modo di virare verso concetti, trascendendo l’oggettualità artistica». Maria Laura vira su temi intimi e complessi (l’anima, l’identità…) ma tre su quattro delle sue opere non funzionano. La prima occhieggia forse inconsapevolmente alla optical art: una spirale di frammenti di specchio dove perdere o ritrovare pezzi di sé sovrapposta a una bicroma e precisa spirale psichedelica. Purtroppo l’opera è stata esposta troppo in alto e gli specchi perdono la loro funzione. Negli angoli inferiori due simboli realizzati con la carta argentata (l’infinito, un punto interrogativo) rovinano inoltre l’economia dell’opera apparendo posticci e di dubbio gusto. Ingenuità tecniche fiaccano Maredentro e 22, altre due opere di un’autrice che ha scelto, va detto, una strada difficile: coniugare concettualità, passione polimaterica e colore nel senso classico del termine. L’ultima opera della Orlando, che in realtà è la prima sulla destra entrando, apre però delle strade per questa giovane creativa: gli appunti di un esame particolarmente logorante si accartocciano sulla superficie del quadro, come titani carnefici ridotti a vermicelli, brandelli di un sapere quasi punitivo imbrattati di colore gocciolato, questa volta sì, ad arte. Le dispense così trattate debordano dal quadro e acquisiscono una tattilità rocciosa. Nella sua opera più sentita, più sofferta, Maria Laura mostra una chiara predisposizione verso un fare artistico brutalmente espressionista, di un certo Rauschenberg. Diversamente Vincenzo D’Argenio – Last22, che opera prima con la grafica e poi trasporta le sue opere sul supporto (carta, in genere) attraverso l’uso di stencil ritagliati a mano. «Il ritaglio è una parte fondamentale del mio lavoro», afferma, riconoscendo in questa operazione la traduzione, il legame artigianale tra l’idea (espressa elettronicamente) e la sua materializzazione concreta. Il ritaglio rappresenta per chi opera con gli stencil qualcosa di simile a ciò che era il disegno per i toscani nel Rinascimento. Osservando le opere di Last22 si comprende la difficoltà di ritagliare con precisione estrema i cartoncini necessari alla trasposizione: dopo il suo logotipo, un pettirosso con una macchia di sangue sul petto, troviamo l’immagine rugosa di suo nonno, trasformato in un rapper metropolitano (autoproiezione dell’artista nel futuro). Poi un riuscito intreccio fisiognomico tra Andy Warhol e Berlusconi, con il suo abbondante quarto d’ora di celebrità appiccicato in faccia (Warhol dixit. Silvio fecit). Tra i volti noti intelligentemente rifigurati anche il sociologo Marshall McLuhan e Walter Benjamin. Quest’ultimo è ritratto in serie su più fogli con la scritta “Sorry Walter”, in ossequio ad una tradizione tanto errata quando diffusa (persino in ambito accademico) che vuole il filosofo come un romantico, nostalgico dell’aura dell’opera d’arte infranta dalla riproducibilità tecnica. In realtà Last22 ha fatto un piacere al nostro Benjamin. Allo street artist vogliamo chiedere, però, se abbia senso esporre arte di strada su tela in un centro commerciale. «Le mostre e l’attività propriamente commerciale del negozio – ci ha detto l’organizzatrice Maria Miele – seguono un percorso parallelo senza mancarsi di rispetto… Gli artisti non amano i compromessi!» Dunque… esporre tra pantaloni griffati è un compromesso o un’occasione? «Che si tratti – risponde Last – di opere realizzate in maniera legale o, come nella maggior parte dei casi, illegale, la caratteristica principale della Street art è la fruibilità in un luogo pubblico: i centri commerciali offrono un pubblico molto vasto… Capita spesso, d’altronde, che artisti cresciuti in strada portino il proprio background all’interno di luoghi disposti ad accoglierli. In questo caso parlerei più di urban art.» D’Argenio aggiunge che la tela lo mette effettivamente un po’ in soggezione e rivela che sta organizzando la nuova edizione di Bn Post it up!, festival di urban art internazionale di cui avremo occasione di parlare. La notizia mi consola perché, nonostante l’intelligente proposta di Antonio Pagliafora e Maria Miele… a me la Street Art piace per strada.
View the embedded image gallery online at:
http://www.bmagazine.info/it/notizie/cultura/1483-tra-scienza-e-arte-e-pantaloni-griffati#sigProGalleriad5475987d8
|




