Al Cinema S.Marco Glenn Close diventa uomo in “Albert Nobbs” PDF Stampa E-mail
Notizie - Cultura
Mercoledì 15 Febbraio 2012 14:18

Rubrica CineCittà di Marialaura Orlando

 

L’idea di base viene da un racconto di George Moore (“Morrison’s Hotel, Dublino”, Tranchida Editore), diventato nel 1977 una pièce teatrale e di cui la stessa Close è stata a lungo interprete principale. Il personaggio colpisce talmente tanto Glenn Close da porsi come insistente obbiettivo quello di trasformare il dramma di Albert Nobbs in un’opera cinematografica. Ci riesce dopo trent’anni e vari tentativi, diventandone non solo protagonista, ma anche sceneggiatrice (insieme a Gabriella Prekop e allo scrittore John Banville) e produttrice (con Bonnie Curtis e Julie Lynn). Grazie all’amico e regista Rodrigo Garcia, la Close porta finalmente su grande schermo Albert Nobbs. Il risultato è un film che presta grande attenzione alla ricostruzione di modi e pensieri dell’epoca, inscrivendo la storia di Nobbs in un contesto assai ostile.

 

Dublino, XIX secolo. Ferita e abbandonata già in giovanissima età, una donna decide di fingersi uomo al fine di poter lavorare come maggiordomo e metter da parte, con le misere paghe della spilorcia proprietaria del Morrison's Hotel nel quale lavora e le generose mance dei clienti, una somma sufficiente a metter su una propria attività. E così l'identità di Albert Nobbs rimarrà celata per trent'anni dietro a quell'estrema compostezza e indiscutibile affidabilità che faranno di lui il primo maggiordomo. A pochi passi dall'avverarsi del sogno di una vita però, l'arrivo dell'imbianchino Hubert Page metterà a repentaglio il segreto di Nobbs e di conseguenza anche il suo - pianificato e sospirato - futuro. Ma la presenza (poi divenuta amicizia) di Hubert instillerà in Nobbs anche un'altra convinzione, ovvero quella che per coronare del tutto il suo sogno avrebbe bisogno di una persona al suo fianco, una donna che potrebbe aiutarlo a gestire l'attività che lui vagheggia di aprire (una tabaccheria). La scelta della papabile 'consorte' ricadrà (frettolosamente e non si capisce nemmeno bene perchè) sulla giovane cameriera Helen (una poco brillante Mia Wasikowska) che, però, sembra avere ben altri ‘grilli' per la testa. Janet McTreer che interpreta Hubert Page convince molto di più della Close a mio avviso. Hubert è risoluto, determinato e disincantato cioè il perfetto contraltare di Albert che col suo sguardo perso nel vuoto e la sua ingenuità resta sempre un po’ poco credibile.

 

La storia è in sé abbastanza breve e viene dilatata all’inverosimile per tentare di dare quanto più spazio possibile alla Close che con questa sesta nomination all’oscar tenta il tutto per tutto per vincere finalmente la tanto ambita statuetta. Sembra decisamente un prodotto costruito a tavolino proprio per questo scopo anche se nel complesso non dispiace ma emoziona meno del previsto. Rimangono molti dubbi e sorgono altre domande man mano che la pellicola prosegue. Se all’inizio la storia mantiene un buon ritmo narrativo descrivendoci i personaggi, la loro contestualizzazione, l’ambientazione storico- culturale, nel corso della narrazione comincia a perdere di ritmo e di coerenza. Albert Nobbs è una donna che si traveste da uomo per avere una vita migliore? O per trovare moglie? E perché la scelta cade proprio sulla cameriera evidentemente etero? Nobbs si convince che una moglie è fondamentale per coronare il suo sogno di aprire un negozio di tabacchi in proprio, ma allora la moglie gli serve solo per 'usarla' come commessa? Nell’amicizia che si sviluppa con Hubert, Nobbs si rende conto che è solo, ma Hubert come ci tiene a precisare ama sua moglie!

 

Alla fine non si capisce dove vuole andare a parare questo film, che vista la storia di partenza poteva prendere una piega più psicologicamente introspettiva e tentare di analizzare meglio il personaggio Nobbs. Entrare nei personaggi, scavare nel loro animo invece di rimanere sulla superficie, scivolandoci sopra senza lasciare nello spettatore quel gusto di avere conosciuto e 'amato' quel personaggio in tutti i suoi pregi e difetti. Pregio a Glenn Close che ostinatamente è riuscita nel suo progetto di portarlo al cinema.

 

Abbiamo chiesto al pubblico cosa ne pensava:

Elisa Colelli: "L'attrice è bravissima, l'ambientazione è fatta bene, curati i particolari."

Nicola Bove: "La storia è interessante e non banale. Mi è piaciuto."

Paolo: "Bel film recitato bene, delicato direi e fatto molto bene."

Anonima: "Davvero un bel film, sia per il cast che per la ricostruzione storica degli eventi. Molti spunti di riflesssione offrono i personaggi e c'è una ricostruzione psicanalitica di questo e degli intrecci oltre che dei loro sentimenti. Mi è piaciuto molto."

Angelo Nenna: "Mi è piaciuto molto, particolare, anche istruttivo. Film sui rapporti umani, profondo, che ci fa riflettere sulla condizione della donna nell'Irlanda dell'Ottocento. e sulla situazione economica anche."

(Interviste Vincenzo D’Argenio)

 

Film in programmazione al cinema S.Marco fino al 21 febbraio.

Orari spettacoli 18,00 – 20,00 – 22,00.