L’ Impero del pallone non ha bisogno di perché PDF Stampa E-mail
Notizie - Sport
Sabato 18 Febbraio 2012 16:49

Con un lapidario comunicato stampa il Benevento Calcio annuncia la sospensione delle dirette streaming delle trasferte, senza aggiungere motivazioni, il popolo giallorosso può solo abbandonarsi alle congetture…


di Guido Bianchini

 

Ogni scaramantico vede nel venerdì 17 un giorno nefasto, foriero di sventure e di eventi inspiegabili, aventi come comune denominatore la malasorte. E’ risaputo che nel mondo del pallone la superstizione attecchisce facilmente, soprattutto quando si lega alle alterne vicende della propria squadra del cuore. I calciofili beneventani sono abituati da tempo immemore a tutto ciò, ma proprio nel giorno della sfortuna per eccellenza, la loro “fenomenologia del pallone” si è arricchita di un nuovo capitolo. Aprendo il sito ufficiale del Benevento Calcio, si legge infatti un lapidario comunicato, secondo il quale le dirette in streaming delle gare in trasferta sono sospese. Il popolo giallorosso delle agorà calcistiche sul web si divide subito in favorevoli e contrari, molti si scoprono provetti retori dei pro e dei contro, del giusto o sbagliato, sintomo del fatto che si è andato a toccare un tema sentito. Prima di lanciarci nella mischia e di accrescere inevitabilmente il fiume di parole sull’argomento, crediamo opportuno chiedere all’ufficio stampa del Benevento il perché dell’accaduto. La risposta è tanto onesta quanto serrata: “ è stata una scelta del presidente che non ha comunicato altro”.


Francamente non ce la siamo sentiti di chiedere altro perché tutto avrebbe ruotato attorno a questo interrogativo evaso, creando soltanto imbarazzi in chi ha il solo compito di dare voce alla società senza porsi tante domande. Chi, invece, ha il compito di informare e soprattutto di tener conto dei rumori della piazza, qualche domanda deve porsela, anche in assenza di risposte. Innanzitutto, posto in questi termini, il comunicato ci pare molto simile a quei “diktat” che gli imperatori romani usavano in situazioni di emergenza, (quali guerre carestie o rivolte), in cui c’era bisogno di una decisione risoluta senza perdere tempo in inutili spiegazioni. Tuttavia, nel nostro caso, nonostante ci troviamo in una terra cara all’Impero, trattandosi di giochi (circenses, si sarebbe detto), non possiamo aggrapparci neanche al segreto di Stato di cui solo il Cesare di turno era custode. Qualcuno potrebbe dire, a giusta ragione, che la diretta web delle trasferte era un servizio in più offerto, e non certo dovuto, ai tifosi giallorossi, che da ora in avanti se hanno davvero a cuore le sorti degli stregoni, dovranno macinare km, o accontentarsi delle vecchie radioline; insomma un ritorno forzato al romanticismo del calcio retro', privo della potenza pervasiva dei mezzi tecnologici.


Forse, ancora una volta, la logica politica dell’antica Roma può essere d’aiuto per capirci qualcosa. L’imperatore per accattivarsi i favori della plebe concede il pane via web, poi constatando che gli effetti in termini di consenso al Circo Massimo, non sono quelli sperati, decide che è giunta l’ora dell’austerità calcistica, del digiuno collettivo, quasi si tema che il popolo continui ad ingrassarsi nell’ingratitudine verso la magnanimità di Cesare. Ad un imperatore che governa da così tanto tempo non dovrebbe sfuggire che l’effetto del diktat potrebbe essere ancora più deleterio, perché se il pane in streaming aveva lo scopo di risvegliare gli appetiti del popolo, visti i periodi di vacche magre (sia calcistici che economici), a molti potrebbe passare la fame, e uno spettacolo, bello o brutto che sia, ha decisamente poco senso in un’ arena semi-vuota. Inoltre tale chiusura sembra decisamente in controtendenza rispetto agli appelli del Pretore Imbriani che continua a chiedere vicinanza e appoggio alla fine di ogni battaglia. Onde evitare di perdersi, proviamo a valutare la questione da un’altra prospettiva, sapendo bene che non avendo motivazioni su cui fare leva, ci avventuriamo nel mare incerto delle congetture, in quanto per esserne certi dovremmo conoscere i pensieri reconditi del nostro Cesare. Forse, e sottolineiamo forse, il provvedimento austero serve a fare selezione in base al principio chi ci ama ci segue a prescindere? Quasi che i giochi, belli o brutti che siano, bisognerebbe meritarseli con sacrifici preghiere e atti di devozione incondizionati verso il dio pallone e i suoi sommi sacerdoti, come del resto si è sempre fatto e si continua a fare dovunque ci sia una squadra di calcio? Anche questa logica elitaria potrebbe avere la sua ragion d’essere, se non fosse che negli ultimi anni fare il tifoso al seguito è divenuto arduo viste le distanze proibitive e le limitazioni alla libertà di circolazione dei tifosi ospiti, posti sotto l’edulcorata voce: “Tessera del tifoso”.


Non è questa la sede opportuna per occuparci di questo annoso problema dell’Italia pallonara, ci limitiamo solo a dire che i disagi per i supporters fuori casa sono senza dubbio aumentati spingendo chi vuole evitarli a restare a casa. In questo senso la decisione del Benevento Calcio ci sembrava voler venire incontro opportunamente a tali problematiche, ed è proprio per questo che il dietrofront ci risulta inspiegabile e insensato. A meno che il provvedimento restrittivo non abbia soltanto la funzione di richiamare l’attenzione del popolo del pallone in attesa di un imminente invettiva del nostro Cesare. Volevamo fare chiarezza, è dura ammettere di non esserci riusciti, perché, come è noto sin dai tempi dei romani, i cronisti dovevano avere fatti da mettere insieme, mentre le congetture spettavano agli indovini che scavavano nelle interiora animali. Non potendo appartenere a questa seconda categoria , siamo in attesa del prossimo editto, sperando che il malcontento della plebe non copra le parole di Cesare, senza un apparente motivo.